Uno vuelve siempre...
... a los viejos sitios donde amó la vida
You, alone, alone, O imaginary song,
Are unable to say an existence is wrong,
And pour out your forgiveness like a wine
The Composer, W. H. Auden
Nell’ultimo film di Pedro Almodóvar, Amarga Navidad, c’è una scena in cui due amiche ascoltano insieme una canzone, La Llorona, di Chavela Vargas.
Una delle due, regista, è alle prese con degli attacchi di panico e si precipita a casa dell’amica in cerca di conforto; l’altra scopre che il marito, a Parigi per lavoro, è a Parigi con l’amante. Una delle due è vestita di verde, l’altra di rosso.
Le ritroviamo su un’isola dove a un certo punto le vediamo con i colori invertiti: una ha appena deciso di lasciare il marito, l’altra sta cercando di elaborare un lutto, ovvero di “curare” il panico. Nell’istante ho pensato a Persona, di Ingmar Bergman e, dopo, a Vertigo di Alfred Hitchcock, quando la musica di Alberto Iglesias scritta per il film sfiorava quella di Bernard Hermann scritta appunto per Vertigo.
Ma ciò che mi ossessione è che quando Chavela Vargas irrompe non ascoltiamo la sua musica e nemmeno assistiamo alla scena di due personaggi che ascoltano Chavela Vargas. È il regista che risuona con lei e ci confida un segreto: tutta la vita è (ri)suonare la musica ascoltata nei primi giorni di vita — forse ascoltata sul serio, o che soltanto abbiamo immaginato/sognato di ascoltare — e nell’atto di (ri)suonare (scrivere, filmare, dipingere), continuare ad ascoltarla.

